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“Abbiamo messo paura al Bruges sino alla fine”

Serata gelida con pioggia incessante a Bruges. Nei corridoi dello stadio Jan Breydel, a fine partita, tiene banco l’episodio del calcio di rigore  che ha permesso ai belgi di passare in vantaggio. Un presunto fallo di Belhadj che ai più non è parso tale da meritare il penalty, se confrontato ad esempio all’intervento commesso nel finale del match di andata su Celar e non ritenuto dal VAR passibile della massima punizione. 

Orgoglioso dei ragazzi

In conferenza stampa è stato chiesto innanzitutto al tecnico Croci-Torti una sua analisi della partita. “Abbiamo concesso veramente poco al Bruges sia nel primo tempo sia fino al sessantesimo. C’è stata solo una grande occasione, per il resto la squadra è stata molto concentrata e attenta sul piano difensivo. Offensivamente siamo riusciti a fare poco, nei duelli e nei contrasti sono un avversario forte, è difficile andare via nell’uno contro uno. Ma il “piano gara” stava funzionando, iniziavamo anche a essere un tantino pericolosi quando riuscivamo a ripartire. Peccato per quel gol che ci ha tagliato le gambe con un rigore che è difficile pensare che sia stato concesso. In seguito abbiamo provato ad attaccare di più ed abbiamo avuto un’occasione abbastanza chiara con Bislimi. Oggi non era facile  ma fino al 94′ siamo riusciti a giocarcela e devo essere orgoglioso per la concentrazione, l’impegno, l’atteggiamento avuto dalla mia squadra. Dunque andiamo via da questo campo difficile contro una squadra forte a testa alta”.

Difficile da accettare

-Sull’episodio del rigore possiamo discutere ma il problema è come si è arrivati a quel contatto in area?

“Bisogna sapere che la partita che avevamo fatto fino a quel momento era stata molto dispendiosa e che i centrocampisti avevano dato tanto ed iniziavamo a essere un po’ affaticati. Non abbiamo chiuso bene quella linea di corsa ma devo ripetere che è difficile da accettare una decisione simile. Siamo abituati a vedere cose più clamorose nelle aree avversarie non venir sanzionate e addirittura  in Conference League un contrasto normale viene punito con il rigore, faccio fatica ad accettarlo.”

Belhadj in nazionale

-Belhadj è un giocatore che abbiamo conosciuto in queste stagioni e forse deve ancora fare qual salto di qualità in termini di malizia e di controllo in determinate situazioni?

“Deve riuscire a controllare maggiormente certe sue reazioni, però devo essere sincero ha fatto un gradissimo miglioramento da quando è con noi e la conferma arriva dalla convocazione odierna con la nazionale della Tunisia. E’ un giocatore che ci da molto a livello difensivo, recupera tante palle e in fase offensiva riesce con i suoi strappi a creare superiorità numerica. Dunque siamo molto contenti del suo sviluppo anche se deve ancora migliorare e essere più concentrato  nelle situazioni che possono cambiare il volto di una partita. ”

Imparare e migliorare

-Se guardi il volto della classifica del girone di Conference League cosa pensi che malgrado il Lugano sia piccolo  è ancora in corsa contro squadre più blasonate: non è dunque tutto così male?

“Sappiamo che avversario abbiamo affrontato stasera eppure siamo usciti dallo stadio a testa alta. Altre squadre non possono più giocarsi la qualificazione, noi invece andiamo in Norvegia per la quinta partita a provare il tutto per tutto. Andremo là senza paura come facciamo sempre. Già si sapeva che il  Bruges era la squadra più forte del gruppo, formata da giocatori che hanno tanta esperienza a livello internazionale. Però dopo quattro partite non c’è stata una volta che siamo usciti non a testa alta dal terreno. Ce la siamo sempre giocata ed era  questo il grande obiettivo: migliorare e imparare. Penso che lo facciamo ogni giovedì, con fiducia -anche se i risultati non sempre arrivano- e con la consapevolezza che possiamo ancora giocarcela cercando di portare a casa i tre punti contro il Bodø/Glimt.”

Domenica si soffrirà

-Tra tre giorni avete un’importante partita di campionato contro lo Zurigo e ci arrivate dopo 96 minuti giocati su un campo pesante, al freddo e con adesso un viaggio da compiere per tornare a casa. Sei preoccupato per quello che potrà succedere domenica?

“Oltre a tutto perderemo due giocatori importanti: Marques squalificato e Hajrizi che deve rispondere alla convocazione della nazionale del Kosovo che recupera il match con Israele. Eravamo già contati e non  so su quanti elementi potrò fare affidamento. A parte Mahou, oggi non convocato perché non incluso nella lista UEFA, non so chi potrà essere recuperato tra gli assenti. Sarà una partita difficile, a volte di sofferenza fisica perché sicuramente dopo tutti questi impegni non saremo freschi contro lo Zurigo. Però bisogna sapersi aggrappare al carattere e alle forze che rimangono. Sapevamo che giocando ogni tre giorni saremmo potuti andare in difficoltà, ma non abbiamo paura dello Zurigo e proveremo come sempre a giocarcela. Sapendo che a Cornaredo anche i nostri tifosi ci daranno una mano, perché quando vieni su questi campi e senti la spinta che i tifosi danno al Bruges ti rendi conto cosa voglia dire giocare a questo livello”.

Faremo la conta

-Se non recuperi nessuno è immaginabile rivedere in campo un Lugano come stasera con una difesa di base a cinque, tre centrocampisti e due attaccanti tra virgolette?

“Sabato faremo la conta e poi vedremo il da farsi. Oggi più che schierati a cinque, siamo andati a prenderli a uomo a tutto campo, abbiamo cercato di non farli giocare. Siamo riusciti a limitare le soluzioni che all’andata avevano mostrato. Devo dire che difensivamente la mia squadra sino al rigore aveva concesso solo una palla gol nel primo tempo. La partita di  oggi aveva la sua storia, quella di domenica con lo Zurigo ne avrà un’altra. Loro sono un’ottima squadra ma non hanno le individualità che ha il Bruges e nemmeno la forza fisica dei belgi. Gli zurighesi sono una formazione più alla nostra portata anche se la rispettiamo tantissimo e sappiamo che se è seconda in classifica è perchè quest’anno sta facendo molto bene.”

A testa alta

-Un giornalista belga pone tre domande: E’ soddisfatto della prova fornita dalla sua squadra, hanno rispettato le sue consegne?
“Rispetto al match perso a Zurigo abbiamo cambiato il modo di difendere, abbiamo cercato di bloccare tutte le linee di passaggio, se guarda al match la palla finiva sempre al portiere Mignolet che doveva calciare lungo. Difensivamente siamo stati molto concentrati, peccato per la decisione arbitrale del rigore che è veramente difficile da accettare. Era un normale duello, se penso che a livello internazionale venga considerato fallo da  rigore non ci credo. Sino al 95′ siamo rimasti in partita e non è cosa da poco in questo stadio, significa che usciamo a testa alta. Dobbiamo accettare la differenza di forza tra le due squadre e le grandi individualità dei belgi”.

Differenza d’esperienza

-Ha l’impressione che sull’arco delle due partite sarebbe stato possibile battere il Bruges o prendere almeno un punto?

“La prima cosa da dire è che la squadra belga è più forte del Lugano. A livello di singoli non c’è partita, se poi prendiamo l’esperienza a livello internazionale quella della maggior parte dei giocatori di casa è dieci volte superiore all’esperienza dei miei ragazzi. E questo nelle partite di Coppa conta. Hanno elementi come Vanaken che  sanno quando bisogna accelerare il ritmo o tenerlo basso, noi uomini con questa esperienza non ne abbiamo molti. E’ difficile fare punti contro queste squadre, la cosa importante è combattere e saper soffrire. Insomma uscire dallo stadio a testa alta, come ho detto sino alla fine abbiamo messo paura al Bruges”.

In Norvegia per vincere

-Un’ultima domanda da parte mia: lei ha parlato dell’impegno su tre competizioni. Ritiene che abbiate ancora possibilità di passare il turno in Conference?

“A fine novembre andremo a giocare in Novergia e cercheremo di fare i tre punti. Se dovessimo uscire sconfitti saremo eliminati. Ma vogliamo ancora giocarci la qualificazione prendendo i quattro punti che abbiamo e cercando di ottenerne almeno altrettanti. ”

In ritardo allo stadio

-Se ho capito bene a causa di un disguido non imputabile al Lugano  il vostro pullman è arrivato allo stadio solo un’ora prima dell’inizio della partita: questo è stato un problema?
“Quando invece di arrivare negli spogliatoi un’ora e 35 minuti prima del match come solitamente facciamo,  arrivi con più di mezzora di ritardo, la concentrazione non è ottimale. C’è stato un incredibile disguido tra le forze dell’ordine. Siamo rimasti bloccati per quasi  20 minuti su una stradina secondaria; non posso credere che a questi livelli possa succedere una cosa simile. La preparazione non è stata ottimale, ma non andiamo a cercare scuse. Guardiamo agli errori fatti per poter migliorare. Certo un disguido simile non doveva succedere”. 

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